Mercoledì 16 Aprile 2014

La Musica - Linguaggio di Lorenzo Pescini

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lorenzo-pescini-con-pittore-francesco-nesiAbbiamo oggi il piacere di intervistare Lorenzo Pescini, pianista compositore fiorentino detto “Il musicista dei colori” che, a distanza di tre anni da “Dietro la luna” il suo primo lavoro discografico, ha appena finito di registrare “Sulla strada di Venere”, album che fa parte di un più ampio progetto artistico che coinvolte una ventina di pittori, poetesse ed artisti nazionali ed internazionali.

Federica Ferretti: Storia di un incontro: quando la poesia e la pittura dialogano insieme...

Lorenzo Pescini: “Nell’intervallo fra un pezzo e l’altro, Levin e Pescov cominciarono una discussione sui pregi e i difetti delle tendenze musicali wagneriane. Levin dimostrava che l’errore di Wagner e dei suoi seguaci sta in questo, che essi vogliono spingere la musica nel campo di un’altra arte, errore che commette il poeta quando vuole descrivere i tratti del viso, cosa che spetta al pittore. Pescov, invece, dimostrava che l’arte è una e che può raggiungere la sua più alta espressione soltanto nell’unione di tutte le sue manifestazioni.”
“Sulla strada di Venere” nasce proprio ispirato da questo straordinario passaggio tratto da “Anna Karenina” del grande Lev Tolstoj (1828/1910).

F.F.: Stimato pianista e compositore, dalla Luna ora voli su Venere… ci racconteresti il tuo percorso?

L.P.: Più che pianista compositore mi reputo un “compositore per pianoforte”. Infatti anche se ho in tasca un diploma di pianoforte preso al Conservatorio di Musica Luigi Cherubini di Firenze, non ho mai amato il palco. Ho sempre preferito che fossero conosciute le mie musiche piuttosto che la mia persona. Mi piace stare dietro le quinte, in ombra. E’ per questo che sento profondamente mio il concetto di “Dietro la luna”, titolo del mio primo album: dietro le apparenze, dietro il palco illuminato, in un percorso che porta a conoscere la parte di noi stessi più sconosciuta, più intrigante e forse più vera. “Sulla strada di Venere” è invece la mia seconda tappa musicale, questa volta alla ricerca della bellezza assoluta, aiutato da molti talentuosi artisti che con il fascino delle loro straordinarie opere hanno “materializzato” in parole e colori il mio dialogare in musica.

F.F.: Come nascono le tue poesie musicali?

L.P.: Non potevi dare migliore definizione al progetto: nel nuovo lavoro infatti a sette brave poetesse è stato chiesto di ascoltare la mia musica e di scriverci sopra opere poetiche avente lo stesso titolo! Il risultato è che ognuno dei 14 brani è diventato fonte di ispirazione di una nuova poesia che poi è presentata nella brochure dell’album.
Comunque i miei brani nascono in tanti modi ma sempre e comunque ispirati da una fortissima scintilla emozionale.
Semplicemente all’improvviso sentire la necessità di trasformare il brivido percepito in musica. Inizia così il processo compositivo sulla tastiera del pianoforte che può richiedere solo un’ora od anche parecchi mesi alla ricerca di un punto finale spesso risultato di molti passaggi ed aggiustamenti successivi. Cambi armonici, limature melodiche, modifiche nell’arrangiamento, sostituzioni sonore. Poi, come per magia, ascoltando quanto prodotto fino a quel momento, percepisco che il viaggio è arrivato a destinazione.
Le fonti d’ispirazione sono molte e decisamente varie: Faccio alcuni esempi: “Piccolo fiore” nasce da un’esperienza in un ospedale pediatrico, “L’uomo che amava i draghi” ispirato da una novella per bambini, “Danza dell’acqua” vedendo un documentario sulle bellezze della natura, “L’altalena della memoria” emozionato dai colori di un quadro, “Ritorno alle origini” pensando ad una grande amore.

F.F.: Possiamo definire il tuo ultimo cd una sorta di contenitore cinematografico?

L.P.: La mia musica è considerata da molti decisamente “filmica”. Non è a caso che due brani inclusi in questo album (“Se non ci sei tu” e “Silvia”) sono tratti dalla colonna sonora del film “Le tue parole” di Stefano Terraglia. In realtà credo che la mia musica sia semplicemente descrittiva. Ed in questo il genere strumentale ed in particolare il suono del pianoforte aiutano molto.

A Lorenzo, facciamo un sincero in bocca a lupo e gli ripetiamo che il suo incontro ha costituito di certo un onore, per noi del Corriere che da sempre crediamo in un tipo di arte che sia eclettica. Ma rappresenta concretamente anche una sfida vinta: il credere che la musica sia un linguaggio che non può prescindere da ciò che lo circonda e di cui si alimenta, senza per questo essere svilita e relegata al ruolo di ancilla domini, come troppo spesso, nel passato è già accaduto.

 

La Musica - Linguaggio di  Lorenzo Pescini
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