18 Maggio 2012

Zingari in Abruzzo, un'associazione a delinquere di tipo mafioso

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Premetto in apertura di questo articolo che il titolo non ha l’obiettivo di insinuare l’esistenza del binomio zingaro-mafioso, ma vuole aprire il dibattito su un fenomeno criminale molto pericoloso e sottovalutato.

Quando si parla di “zingari” bisogna mettere in conto che si verrà additati da qualcuno come razzisti, già per il solo fatto di averli menzionati, nemmeno fossero dei santi miracolati in epoca di inquisizione. Eppure il problema esiste ed è impossibile non parlarne. Anzitutto per “zingari” intendo le comunità di Rom, Sinti, Gitani etc. che stanziano stabilmente (non dentro roulotte) nelle località costiere da Martinsicuro a Pescara e che possiedono la cittadinanza.

Dunque non stiamo parlando dei poveri morti di fame che si presentano al semaforo con l’immancabile neonato, rigorosamente narcotizzato, per elemosinare qualche spicciolo; non sono loro l’oggetto della nostra attenzione. Le comunità di zingari su cui vogliamo puntare il faro sono quelle che, come noi, vivono in case normali, magari al centro del Paese, che hanno macchine (a volte anche molto costose), scooter, che frequentano locali e discoteche, che vestono con abiti normali, appassionati sfegatati della musica neo-melodica napoletana e che indossano quasi tutti, nemmeno fosse un marchio di fabbrica, l’immancabile collana d’oro massiccio con un bel Cristo in esposizione.

Sono persone come tutti noi, che conducono una vita “normale” e possiedono beni come qualunque altro italiano, con una piccola ma sostanziale differenza: tra di loro non lavora quasi nessuno. Questa quasi insignificante precisazione, lungi dal voler fare di tutta l’erba un fascio, rappresenta l’elemento principale da cui scaturiscono tutti i dubbi relativi alla comunità abruzzese degli zingari.

DOMANDA: come fa una famiglia a condurre una vita normale, a comprare una casa, una macchina, vestiti etc. se il papà e la mamma non lavorano?

Si dirà che lavorano gli zii o altri parenti. Ma se nemmeno gli zii e gli altri parenti lavorano, e a loro volta vivono agiatamente in una casa normale, da dove arrivano i soldi? Assodato che l’albero dei soldi non esiste, che il Gratta e Vinci è roba per pochi, mischiamo qualche conoscenza diretta dei fatti di cui trattasi e si arriva subito a svelare l’arcano, che poi così misterioso non è!

Alla base del sostentamento di queste comunità ci sono principalmente attività delittuose, come quotidianamente riportano i fatti di cronaca: usura, spaccio (eroina e cocaina) , rapine, furti di auto, riciclaggio (anche tramite prestanome); fanno da contorno risse e omicidi che restano poi impuniti.

Tratto peculiare di queste comunità è l’organizzazione familiare come fulcro delle attività e dei rapporti, da cui dipende anche la gerarchia . Esiste una sorta di assoggettamento all’interno di questi clan verso gli anziani reggenti, che tirano le fila dell’intera organizzazione( il collante di queste comunità è il vincolo di sangue, come avviene per le famiglie ‘ndranghetiste in Calabria). In Abruzzo, come noto, il nucleo più potente si trova a Pescara.

Questa introduzione era doverosa per chi non conosce bene il fenomeno, ma ora arriviamo al punto. I clan di zingari presentano tutti i gli elementi tipici di una forma di reato molto grave, l’associazione di tipo mafioso, nei cui confronti il legislatore fornisce rimedi sanzionatori estremamente efficaci, introdotti per combattere appunto un fenomeno criminale tipico delle regioni del sud. Senza voler addentrarsi in un’analisi giuridica del reato, è importante capire che per questo annoso problema il legislatore ha apprestato i mezzi adeguati, in primis il sequestro preventivo a scopo di confisca, laddove sia emersa una sproporzione tra reddito e patrimonio dell’imputato (vedi Cass. 29 maggio 2008, n. 21745), e la confisca (art. 416 bis co. 7 cp).

Perché non si tratta questo fenomeno criminale, ove sia accertato, come un reato di tipo mafioso, con tutti i vantaggii di una tutela molto più efficace? Da precisare che la dizione “mafioso” non limita la fattispecie ai soli casi della Regione Sicilia, Campania o Calabria, ma si estende a tutte le “associazioni, comunque localmente denominate, che valendosi della forza intimidatrice del vincolo associativo perseguono scopi corrispondenti a quelli delle associazione di tipo mafioso "(art. 416 bis co. 8 cp).

Perché non si rivolge l’attenzione in maniera seria, come la si è posta sul fenomeno della Camorra (certamente più ampio), su questa organizzazione di stampo mafioso? Un'organizzazione gerarchicamente strutturata che vive delle peggiori aberrazioni della nostra epoca: droga e usura.

Una società "giusta" non puo’ accettare con indifferenza un mercimonio sulla dignità di chi è caduto a terra e non si rialzerà più.

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