Nonostante le attuali condizioni economiche stiano colpendo ogni tipo di impresa, un settore che resiste piuttosto bene c'è. Anzi, più che resistere, proprio grazie alla crisi pare andare a gonfie vele. È l'industria del gioco che, per fortuna dello Stato, continua ad avere numeri da capogiro.
Gratta e Vinci, Lotto e Superenalotto i giochi più gettonati dagli italiani, che nonostante abbiano l'acqua alla gola, continuano a spendere i loro soldi per tentare la fortuna. Come si spiega un atteggiamento che a prima vista sembrerebbe contraddittorio? Quando le possibiltà economiche diminuiscono, giocare non rientra tra i bisogni primari da soddisfare e certamente se ne potrebbe fare a meno. Eppure, i dati diffusi dalle ricerche del Censis e dalla Confesercenti, rivelano che gli affari delle imprese del gioco solo migliorati consideravolmente dall'inizio della crisi.
Talmente tanta la sfiducia nella ripresa, (che effettivamente sembra però ancora molto lontana) che gli italiani buttano sul gioco una parte consistente dei loro pochi soldi rimasti nella speranza di poter risolvere improvvisamente tutti i loro problemi grazie ad una vincita consistente.
Le cifre del settore parlano chiaro: 140mila punti vendita autorizzati, 100mila addetti e un incasso netto per l'erario, l'unico sicuro di vincere, che nell'ultima annata è arrivato a 9,2 miliardi. È vero anche che il 34,3% delle somme giocate rientra ai giocatori, ma è comunque una percentuale bassa per poter pensare di puntare a gratta e vinci e lotterie per dare una svolta alla propria vita. Più della metà degli italiani si affida al Superenalotto: l'8% di tali scommettitori non manca di giocarlo una volta a settimana, mentre i più accaniti, che partecipano a tutte e tre le estrazioni settimanali, ammontano al 6% del totale. Il mercato dei Gratta e Vinci non è però da meno: sono infatti circa 6 milioni gli italiani che grattano alla ricerca della fortuna per ben 4 volte a settimana.
Sono dati che dovrebbero far riflettere sui fattori psicologici che spingono, anche e soprattutto chi fa fatica ad arrivare a fine mese, a destinare parte dei loro preziosi seppur modesti guadagni al gioco. Quando non si vede altra via d'uscita alla povertà, la fortuna resta l'ultima spiaggia a cui affidarsi.
Come ha ricordato il presidente di Censis-Servizi "il gioco di fortuna fa parte integrante da sempre delle attività del tempo libero". E gli italiani mandano avanti da sempre il mercato di Superenalotto, Lotto, Gratta e Vinci, Winforlife sia per divertimento sia come tentativo di arricchimento.
Il problema attuale sta proprio nel fatto che il gioco dovrebbe rimanere tale, ovvero mercato di intrattenimento e che gli scommettitori dovrebbero praticare per sfida e per emozione, e non come unica presunta soluzione ai propri problemi economici. Il rischio di un simile atteggiamento è evidente: molti smettono di giocare "responsabilmente e diventano invece "ludodipenenti". Il pericolo è di venir trascinati in un vortice in cui le somme giocate si trasformano, senza neanche accorgersene, da irrisorie a cospicue, finendo per gravare sui bilanci economici familiari e andando così a peggiorare (invece che a migliorare, come sarebbe nell'intento di chi prova a farsi baciare dalla fortuna) le condizioni economiche degli scommettitori.
Un timore plausibile se si considera che ben tre milioni di italiani spendono dai 25 ai 50 euro a settimana per la mania del gioco, mentre una quota del 4% slitta tra i 50 e i 150 euro settimanali.
Eliana Biancucci





