PALERMO - Il Presidente della regione Sicilia, Raffaele Lombardo, si è dimesso. Il governatore ha annunciato di rimettere il suo mandato all'Assemblea regionale siciliana.
"Siamo tutti noi consapevoli che il nostro Paese e la Sicilia vivono un momento critico, - ha detto Lombardo - subiamo una grave aggressione dell’autonomia siciliana, occorre che il governatore sia libero da ogni vincolo. Io dal 29 marzo 2010, inizio della mia vicenda giudiziaria, non lo sono. Per questo mi dimetto. Ma nel mio passo indietro c’è anche una ragione politica: l’anticipazione delle elezioni potrà consentire un voto libero dai tavoli dei partiti nazionali".
In Sicilia si voterà quindi a ottobre. Lascia quindi dopo quattro anni di presidenza segnata da continui cambi di maggioranza e di assessori. E lo fa, come si legge su repubblica.it, travolto dalla vicenda giudiziaria che lo vede coinvolto con la richiesta dei pm della Procura di Catania d’imputazione coatta non solo per voto di scambio, ma anche per concorso esterno.
"Siamo in un momento difficile, abbiamo incontrato per questo il governo Monti – ha dichiarato Lombardo – in questi quattro anni abbiamo fatto i conti con molte manovre del governo nazionale che ci hanno imposto dei vincoli stringenti. Il debito pubblico dell’Italia è cresciuto al 120% del Pil, quello della Sicilia è pari al 7 per cento del Pil regionale. In questo contesto registriamo anche una vera e propria aggressione all’Autonomia speciale". Sulla vicenda giudiziaria si è difeso così: "In un momento del genere occorre un governatore senza vincoli. Così non è per me dal 29 marzo 2010. Ho subito un’orchestrata fuga di notizie e in questi anni non sono stato mai interrogato. La pubblica accusa ha chiesto l’archiviazione. Io non sono stato ancora rinviato a giudizio. Io voglio difendermi nonostante una sentenza che mi pare già emessa. Io so solo che in questi quattro anni di governo sono stati intaccati gli interessi della mafia".





