ROMA - Sempre meno acquisti per le famiglie italiane: ad aprile le vendite al dettaglio sono crollate del 6,8% su base annua. A comunicarlo è l'Istat che sottolinea come anche il settore alimentare abbia perso il 6,7%. Un ribasso così non si registrava almeno da gennaio 2001, cioè da quando sono iniziate le serie storiche.
"Il netto ridimensionamento delle vendite al dettaglio registrato ad aprile, in parte anticipato dall'Indicatore dei Consumi, rappresenta - spiega l'Ufficio Studi di Confcommercio - un fatto eccezionale che conferma come la riduzione del reddito disponibile, compresso dall'incremento della pressione fiscale, determini una forte contrazione dei consumi delle famiglie".
Secondo l'associazione dei commercianti, "questa debolezza della domanda suggerisce quanto sia opportuna una revisione, seppure modesta, di alcuni obiettivi di bilancio, in accordo con i partner dell'eurozona".
Inoltre, aggiunge, "appare urgente la fissazione di modi, tempi ed entità del processo di restituzione fiscale, alimentato sia dai proventi della lotta all'evasione, sia dai risparmi derivanti dalla spending review". Confcommercio ribadisce anche la necessità di "cancellare la manovra sulle aliquote Iva dal novero dei provvedimenti possibili".
Ma il calo dei consumi è ancora più evidente per i piccoli negozi e le botteghe di quartiere che ad aprile hanno subito una contrazione delle vendite, pari all'8,6% su base annua.
D'altra parte se anche i discount alimentari hanno ceduto del 3%, è facile intuire quale situzione drammatica attraversino i piccoli commercianti.





